Casa Mediterranea Fotografie di Massimo Listri
Magnus · 2009
Casa Mediterranea

Grecia e Sicilia, Capri, la Costiera Amalfitana, la Versilia, la Costa Smeralda e la Costa Azzurra, le Eolie e le Baleari, Malta, le sponde del Nordafrica: c'è, fra queste terre, un comune denominatore, e non è soltanto il mare in cui si specchiano, né la vibrante solarità che le avvolge, e nemmeno sono i tratti di un'antropologia primigenia, espressione di un mare che era una “via d'acqua” per traffici economici, politici e culturali.
Qualcuno ha parlato di un'aura speciale chiamandola “mediterraneità”, di un sentimento, una categoria dello spirito che riguarda la centralità, la mediazione “ tra il rigore dei poli e gli eccessi dell'equatore”, come ha scritto lo studioso di fenomeni culturali, Alessandro Ubertazzi, “tra i popoli del bosco e quelli del deserto” (Werner Sombart). E' il luogo della mente nel quale avviene lo scambio della ricchezza di pensiero accumulato a disposizione di tutti, uno stato d'essere intessuto di ironia e saggezza. Osserva ancora Ubertazzi: “Subito a nord delle Alpi si riscontra una tradizionale propensione al sarcasmo e al grottesco, mentre in altre lande ancora più nordiche prevale la desolazione dell'incomunicabilità: attorno al 45° parallelo, quello 'mediterraneo', s sorride. Se la risata è manifestazione esteriore di semplice goliardia, il sorriso è sintomo della capacità di ironia. Il sorriso è tipica espressione di mediterraneità e perfino elemento essenziale per il suo riconoscimento”.
Tutto ciò si riscontra, nel più alto grado, nell'architettura, nei palazzi, nelle ville, nelle case, persino nella domesticazione del paesaggio in relazione con i diversi aspetti della natura: per Le Corbusier come per Giuseppe Terragni, il massimo architetto razionalista italiano, la mediterraneità rappresenta il seme della classicità, l'antidoto all'esasperato geometrismo del funzionalismo nordico. Si manifesta in accese antinomie cromatiche e volumetriche, con gli involucri che si esprimono nel bianco più candido e gli interni che divertono con colori violenti, primari; in serrati confronti di semplicità e ridondanza, di passato e presente. Una condizione il cui contorno è confine fra un “dentro” e un “fuori”: il dentro, per dirla ancora con Ubertazzi, “è il luogo della mediazione, il luogo dell'intelligenza, dell'invenzione e dello scambio, mentre l'esterno è il thesaurum, cioè la riserva delle diversità”.
Massimo Listri ci conduce alla scoperta di tale affascinante e complessa geografia che è tanto concettuale quanto concreta. Lo fa con la maestria di un antico viaggiatore, sostituendo al taccuino l'arte suggestiva del suo obiettivo: come un esploratore ma anche come un poeta entra nelle dimore e isola i tratti salienti di questa mediterraneità, li enfatizza, li spiega senza parole, solo mostrandoli nelle forme, nei colori, negli oggetti che il suo régard compone con magistrale eleganza iconologica.