Interni d'Oriente Fotografie di Massimo Listri
Magnus · 2010
Interni d'Oriente

La cultura occidentale contemporanea non ama l'analisi, raramente si sofferma sul dettaglio per quanto illuminante possa essere, non percepisce le differenze, i mezzi toni, le ombre. Preferisce procedere per grandi sintesi, tende a categorizzare, troppo spesso, forse per reggere alla frenesia comunicativa della rete, inclina alla semplificazione, all'omologazione ingiustificata, all'etichettatura anodina.
E' una deriva che si avverte particolarmente quando si parla di case, di interior design, di “stile abitativo” dei paesi dell'Asia. Fateci caso: il minimalismo è zen, l'atmosfera è orientale, gli spazi sono rarefatti come un haiku, la decorazione ha un che di mandarinesco, il mobile è della tale dinastia, come se la dinastia non fosse durata secoli e non avesse visto il succedersi di generazioni, maestri, esecutori. Si usano gli aggettivi “cinese”, “giapponese”, “indiano” come se si trattasse dell'abitante ideatipico di piccoli borghi della Toscana medievale tra loro omogenei e in tutto differenti dai vicini (si pensi ai senesi o ai fiorentini del Trecento): ma dietro quegli aggettivi c'è ben altra complessità, ci sono grandi culture millenarie dalle stupefacenti sfaccettature legate non solo al trascorrere dei tempi, ma pure e soprattutto agli infiniti luoghi che le alimentano. Una serie di trite banalità di cui questo libro fa pe fortuna giustizia ristabilendo la forza espressiva e intellettuale delle diversità che corrono fra le tante Cine, le tante Indie, i tanti Giapponi.
Visitando le case, documentandole con il suo obbiettivo curioso ed emozionato, mai meramente realistico, Listri mostra come vivere a Tokyo sia altro che vivere a Kyoto, per esempio, che nella stessa Pechino ci sono tanti modi di interpretare il paesaggio domestico, che tra Jakarta e Bali c'è un abisso, che in Thailandia si assiste a un fiorire dei più svariati way of living, che se è radicata una forte tensione verso i modelli abitativi e l'imagerie della tradizione, c'è pure una intensa attrazione per la contemporaneità, anche quella, ovviamente metabolizzata, occidentale.
Come è nel suo essere artista e insieme scienziato del costume, Listri non giustappone immagini tanto quanto, al contrario, costruisce tessera dopo tessera, casa dopo casa, interno dopo interno, un vero e proprio atlante antropologico dove si dà conto della peculiarità di ciascun artefatto e del suo contesto, rendendo percepibili, quasi conoscibili, le rispettive specificità estetiche, culturali, storiche. In ogni pagina vibra la suggestione esotica, ma anche la precisione linneiana, che registra, descrive, ordina e lascia a noi non il compito, ma il piacere di trarre idee e opinioni su un pluriverso, quello dell'Oriente e dei suoi modi di abitare e di pensare la casa, che ci è ancora sotto molti risguardi sconosciuto.